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I Collaboratori

Nicola Di Biase

Nicola Di BiaseNicola Di Biase - Nato a Parma nel gennaio del 54, trovato ed ammagliato dalla pesca dall’età di 8 anni. Sposato, due figli, dirigente d’azienda. Sostiene che la pesca lo ha incontrato in un pomeriggio di  primavera sul torrente Parma, quando quel corso d’acqua aveva un poco di tutto, dalle lasche ai cavedani, poi lucci e  carpe, e le cheppie risalivano a migliaia in primavera, come le alborelle che arrivavano dal vicino Po. Ma l’amore l'acqua che scorre nasce prima degli 8 anni, sul grande fiume, in quel di stagno di Roccabianca dove viveva con la madre insegnante in quella sperduta terra di confine, tra il verde dei pioppi e l’ambra del grande fiume, e i fossi pieni di anguille. I persici in caccia delle lanche,lasciano un segno indelebile e ammagliano in modo prepotente. Così come gli storioni presi dal Palena nelle notti nere e tenebrose con una piccola barca e una lillipuziana rete. Fascino e mistero. Dopo le lasche del Parma, i persici sole delle lanche del Po, i pesci gatto catturati a fondo con il verme, i barbi delle correnti, le savette, i cavedani e le cheppie ecco che arrivano i persici trota, abbondanti e infiniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Il cucchiaino come inizio della passione per gli artificiali risale a quel tempo. Rotanti, ondulanti, Rapala (in balsa galleggianti veri miracoli per il boccalone), sempre con un compagno di pesca, il padre. Poi le trote del Taro e del Ceno, con l’uovo di salmone, il verme, il cucchiaino. I piccoli barbi dei torrenti d’Appennino, i piccoli vaironi, le scardole dei canali mantovani. Tante letture delle poche riviste e libri dell’epoca, praticamente imparati a memoria. Da lì un sogno, irraggiungibile per un ragazzo senz’auto che praticava la bassa emiliana, il temolo! Visto in rare immagini sulle pubblicazioni degli anni ’60. Poi il trasferimento a Milano e da lì le Alpi, le trote e i temoli della Valtellina. Prima a cucchiaino le trote, poi rapidi cambi di montatura e la moschera (gran tecnica) e nel 1971 le avvisaglie delle pesca con la coda di topo. Un compagno di pesca, Bruno, che ha condiviso il salto sui salmonidi, in particolare con il temolo. Canna prestata al padre da un collega, lunga canna in refendù, artigianale, o roba del genere, forse più adatta ai piccoli salmoni che alle piatte dell’Adda valtellinese. Mosche comprate dal mitico Pelarin di Morbegno, in viola (colori mitici per il nostro pinnuto). Una stagione con quella canna poi ridata al munifico collega paterno. Ma i goffi tentativi lasciano un segno profondissimo. Pochi i pesci presi, ma che piacere in quella tecnica. Gli scarsi soldi in tasca non permettevano quell'attrezzatura appannaggio di altre età e portafogli dotati di più scomparti. Continua quindi il cucchiaino e la moschera, ma la passione per il temolo cresce e la voglia di catturarlo come se ne conviene aumenta a dismisura. Seconda metà anni ’70 la prima attrezzatura, la scoperta del Sesia e del Po sopra Torino, una passione che si radica e diventa una mezza ossessione. Non più per la sola pesca, che diventa sempre più redditizia e intrigante, ma anche per la voglia di scoprire di più di quell’animale allora misterioso. Ecco i primi tentativi di costruzione di artificiali personalizzati dedicati al diabolico timallide. Segue l’impegno degli anni ’80 in pubblicazioni sul temolo, sulla tutela della specie, sulla salvaguardia delle acque che lo ospitano, la scelta di indagare come mai nel Sesia hanno la coda azzurra e altrove, in particolare oltre confine dove ormai va a pesca in modo abbastanza regolare, sono invece di coda rossa con quella strana macchia vinaccia. Inizio anni ’90, l’Adige con l’Adda, Po, Stura Demonte, Stura Lanzo, Friuli, etc, Austria, Slovenia, Norvegia e altri erratici veloci viaggi per incontrare sempre più l’amato pinnuto, sempre più affascinato dalle sue mille vite, versioni, per trovare in ogni dove il modo di fare breccia nelle sue dinamiche di salita. Nasce la voglia di fondare un sodalizio con persone che hanno la passione in comune. Così con Sabbadini, Canova, Tadini, Rinco, Piccolroaz allora presidente della Apdv di Rovereto e altri amici (tra cui Osvaldo Velo) si arriva alla fondazione di Thymallus, tuttora l’unica Associazione italiana a tutela del temolo. Lo si studia con Graia, Gaetano Gentili e Cesare Puzzi (ittiologi). Si scopre che di fatto abbiamo un endemismo tipico, il temolo adriatico, chiamato dai più temolo coda blu. Si pubblicano i risultati di una lunga ricerca sul temolo con gli Atti del Convegno di Magenta a cui partecipano tutti i più famosi studiosi del timallide in Europa (Persat FR, Broughton e Ross Gardiner UK, Pozzi per il Canton Ticino, Ubhlaim A). Scrive un secondo libro sulla pesca del temolo dopo la prima pubblicazione con Editoriale Olimpia, stavolta edito da Amico Libro, ne segue un terzo, recentissimo, pubblicato da Fly Line: "Il temolo probabilmente". Scrive dal 1986 su Fly Line dove ha pubblicato moltissimi articoli, ha collaborato con diverse riviste di Associazioni di pescatori come Pescare in Valtellina e Le Nostre Acque della APDV, e molte altre. Ha scritto articoli per la rivista della Grayling Society in Uk di cui è membro onorario da oltre 10 anni ed ha vinto lo speciale premio di questa Associazione (unico non residente in Uk) per lo speciale impegno devoluto allo studio e alla tutela del temolo. E’ in costante contatto con i migliori studiosi di tutta Europa per raccogliere dati sul timallide e le sue dinamiche di presenza, tutela e gestione. Le iniziative che ha messo in essere con l’Associazione sono tantissime e non basterebbe un pur breve libro ad elencarle. No sa se è un gran pescatore, forse si, almeno di temoli. Sa che li può scovare dove sono, ne legge la presenza, li fiuta nell’aria dove questa sa di acqua, sa se sono in acque basse o alte, se si sono spostati, se bolleranno o no, se il freddo farà la differenza o meno, se domani li prenderà ancora o se sarà meglio dedicarsi alla scelta dei ristoranti. Insomma conosce dei temoli quello che in pochi conoscono. Due amici, posseduti come lui dal diavolo timallide, e da cui mai si divide ormai da anni lo chiamano con affetto “l’uomo che sussurra ai temoli”. Ma non dice cosa!

Estratti

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