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I Dipinti di Fly Line

Come racconta il passato di Roberto Messori, prima di creare Fly Line viveva dipingendo quadri da esporre in mostre personali. L'ultima mostra "ufficiale" risale al 1997, ma non ha mai smesso di dipingere, e talvolta di esporre, seppure nel poco tempo concesso dal lavoro editoriale, come mostrano diverse copertine dei libri. Forse per nostalgia, un po' per la frustrazione di una dote accantonata, certamente per l'età, conseguenza irrimediabile del tempo che passa, attualmente il bisogno è riapparso, catalizzato da scorci di quei torrenti appenninici che rischiano seriamente di scomparire, almeno per com'erano una volta. In questo settore sono quindi inseriti i dipinti che hanno, nel corso degli anni, attraversato le pagine di Fly Line, con un po' della loro storia, più qualche altro ritenuto significativo.

In ogni caso, da bravo ex-professionista tornato tale, sono quasi tutti in vendita.

Che dire? Buona visione.

Cascata del rio Doccione

Cascata rio Doccione

 In realtà questa cascatella del rio Doccione, a monte dell'omonima cascata di alcune centinaia di metri, sarà alta una trentina di centimetri, me se nel film Men in Black sono riusciti a mettere una galassia in una biglia, non vedo perchè non dovrei mettere una cascata di 30 centimetri in una tela di un metro quadrato e farla sembrare alta due metri. L'emergente non c'è, ha sfarfallato nel dipinto successivo, stessa pozza, ovviamente.

Emerger con cascata 2

Quadro finito x faccebukke bassa

 Questo dipinto ad olio di cm 100 x 100 è stato realizzato per assicurare una copertina al prossimo libro di Fly Line, che tratterà di emergenti, cripple, stillborn e ninfe, sia dei vari fenomeni implicati che interessano il pescatore a mosca, o almeno dovrebbero, sia per presentare un'ampia serie di dressing, coi processi costruttivi.

Effimera in viaggio di nozze

Cop EFF

 Questo, ovviamente, è il dipinto realizzato per fornire una degna copertina al libro

"Effimere in viaggio di nozze". È di cm 100 x 90.

Ospitale in controluce

Ospitale controluce 2

Questo dipinto, sempre di cm 100 x 100, riprenderebbe abbastanza fedelmente uno scorcio del torrente Ospitale, se non fosse che l'acqua scorre in senso contrario, ma da bravo pescatore a mosca preferisco vedere la corrente che mi viene incontro.

Fa parte di una serie di quadri dedicata ai tre torrenti che formano il Leo nella valle di Fanano, nell'Appennino modenese, i rii Fellicarolo, Ospitale e Dardagna. Avrei voluto organizzare una mostra in paese, per sensibilizzare gli abitanti mostrando loro la bellezza dei torrenti che li circondano, sollecitandoli così a lottare contro le centraline idroelettriche progettate ovunque. Troppo tardi. La prima è già in fase di realizzazione a valle della confluenza tra Ospitale e Fellicarolo.

Rio Ospitale, dopo il temporale

Ospitale bosco verde

Se nel luogo del dipinto precedente "Ospitale in controluce" vi girate di spalle, questo è ciò che vi si presenta, sasso più sasso meno, sempre ridotto ad un metro e venti circa per un metro di ampiezza, e trasformato in pigmenti disciolti in olio di lino. L'acqua sta tornando limpida dopo lo scroscio di un breve temporale. Questo tratto rischia di essere sostituito da un tubo.

Danica in volo

Danica in volo

Ecco la nostra principessa, sua eccellenza Ephemera danica, gioiello biologico, estremamente deperibile, ma abilissima a riproporsi a luglio, talvolta a fine giugno, proprio nei rii della valle di Fanano. Ha scelto i nostri torrenti, forse, fuggendo dalle sorgive di pianura, qui si sentiva più sicura. Un'illusione come un'altra. Quella del dipinto non può riprodurre, ma il suo potenziale di durata supera di certo svariati millenni. Il colore é ad olio, il telaio robustissimo, la tela di lino è oltremodo spessa con filo doppiamente ritorto. Il quadro potrà esserci quando le effimere saranno scomparse dal pianeta. La trovate anche nella copertina degli "Insetti di Fly Line".

Cascata tra rocce bianche

Cascata con rocce bianche WEB

Tra i primi dipinti di questa serie c'è "Cascata tra rocce bianche" che poi proprio bianche non sono. È il ricordo di un'escursione fatta da bimbo con uno zio e descritta in un articolo pubblicato in Fly Line 1/2014, precisamente l'articolo "Amarcord", della rubrica "La Pagina del Pollo 43". Brutta storia i ricordi, specie quando non rammenti il film visto l'altra sera (non doveva comunque essere gran che), ma ricordi passo per passo quell'avventura. Ho inserito questo articolo negli ESTRATTI (voce del menu principale), ora potrete leggerlo anche voi. Se siete diventati adolescenti almeno un paio di lustri prima degli smartphone è probabile che vi piaccia. Beh, sappiatemi dire. Il ruscello dipinto è un affluente del Fellicarolo, che precipita dal versante Est del Cimone, il più scosceso. È quello dove vidi la seconda trota, quella che se ne fregava della gravità newtoniana.

Vecchio cubano

vecchio cubano ok

Dopo la sfida ai bonefish, ai tarpon, ai jack ed ai barracuda delle flat dei Jardinas de la Reina non si può rientrare in Italia senza girovagare nei vicoli dell'Avana e di Ciego de Avila per cogliere e rubacchiare qua e là le immagini in dissolvenza del post comunismo castrista. Tutta la dignità residua di un popolo che non ha certo avuto vita facile si può cogliere nel volto di questo vecchio cubano, che dopo aver fatto una rivoluzione guarda perplesso il prodotto attuale di infinite pene. Lo dipinsi al ritorno di uno di quei viaggi a loro volta dipinti dal volteggio di lunghe e pesanti code di topo.

La meta

Haka Messori low

La meta, Roberto Messori, olio su tela cm 100 x 100, novembre 2018.

Lo sport è una guerra ritualizzata dove le regole servono a renderla incruenta. Il dipinto rappresenta lo stretto rapporto tra l’aggressività ancestrale che conserviamo nel Dna e la modernità in evoluzione rappresentata dal giocatore, in parte bionico, che schiaccia l’ovale in meta. Ma ciò che è dominante è l’aggressività ancestrale, interpretata dalla Haka, la danza maori che precede ogni incontro internazionale degli All Blacks, la potente compagine neozelandese di rugby.

Leggi un approfondimento sul dipinto.

Il vecchio di Rivara

Il vecchio di Rivara OK

Olio su tela cm 50 x 60, anno 1983.

"Il vecchio di Rivara" era l'ultimo abitante di un vecchio borgo, Rivara, appunto, collocato nell'Appennino modenese, costituito da un piccolo agglomerato di ruderi dei quali uno era abitato. Una vita da vero eremita, più dei tempi che della società, poiché la sua "abitazione" sembrava abbandonata da non meno di un secolo. Il prossimo dipinto mostra la finestra della sua camera da letto. Nonostante l'età ed una paresi parziale si stava organizzando per creare un allevamento, aveva già accatastato un una sala del rudere i pali ed il filo spinato per i recinti. Era l'autentico simbolo della vita che continua.

La stanza del vecchio di Rivara

La stanza del vecchio di Rivara

Olio su tela cm 60 x 90, anno 1985.

Eseguito un paio d'anni dopo il "Vecchio di Rivara", questo interno mostra in modo realistico la finestra della camera nella quale viveva. Un tuffo nell'atmosfera e nella nostalgia dei primi del Novecento.

Autobus blu

Autobus blu

Autobus blu, olio sui tela cm 69 x 90, anno 1985.

Chissà, forse era questa vecchia carcassa arrugginita, reperita in un deposito di rottami, seminascosta dalla vegetazione, che il vecchio di Rivara prendeva per andare al mercato di Castelvetro dal piccolo borgo di Rivara quando, ovviamente, era ancora dotata di un motore.

Il quadro propone nei particolari quel vecchio rottame, non potevo, a quel tempo, rappresentare ogni singola ferita di quel vuoto scheletro senza un realismo quasi fotografico. Quel residuo di corriera mi ricordava quella che prendevo da bimbo, assieme alla nonna, per completare l'ultimo tratto di strada tra Fanano e Fellicarolo, strada... in verità poco più che una larga mulattiera, inaugurata da pochissimo e che, finalmente, consentiva agli abitanti del borgo di raggiungere Fanano con un mezzo diverso dalle proprie gambe. A Fellicarolo trascorrevamo le vacanza estive. La nonna la vedevo un po' alla sera e un po' alla mattina, invece dalla mattina alla sera vedevo boschi, burroni, versanti scoscesi, sassi, torrenti, prati e indiani, tantissimi indiani. Ma ero sempre armato. Un giorno venni accusato di aver rotto il vetro di una finestra, fu la fionda a tradirmi, non il cellulare.

Carboneros

Carboneros OK

Olio su tela cm 40 x 60, anno 1994.

Nell'arcipelago corallino dei Jardines de la Reina vivevano, almeno fino a circa il 1992, due bizzarri personaggi. Stavano in una delle isole in una baracca di legno, anzi, di tronchetti di mangrovia chiusa su due lati da stracci colorati, le camere da letto erano due amache, e lì gestivano una fabbrica di carbone di mangrovia col quale rifornivano i "pescherecci" locali: natanti più simili a zattere di naufraghi che a vere imbarcazioni. La fabbrica era costituita da tre tronchi a formare una sorta di altissimo treppiede ove, alla fine di una catena di ferro, stavano legati fasci di radici di mangrovia a carbonizzare sopra ad un fuoco. La materia prima veniva reperita nella stessa isola dove, tempo addietro, un tornado aveva distrutto la vegetazione lungo una fascia larga una settantina di metri e che attraversava tutto l'isolotto, sembrava un gigantesco cimitero di elefanti. Uno era allegro e gioviale, l'altro serio e tormentato. Il ritratto premia l'allegrone.

Sedimenti

Sedimenti

Olio su tela, cm 80 x 120, anno 1996

Dai sedimenti ricaviamo fondamentali informazioni relative al nostro passato ed alla nostra evoluzione. Grazie ad essi siamo in grado di ricostruire la storia del pianeta e quella della sfera biologica che ha portato alla consapevolezza della nostra esistenza. Ma anche noi abbiamo, in fondamentali luoghi della mente, dei "sedimenti", ed il nostro inconscio non può dimenticarli, solo nasconderli alla coscienza, anche se le nostre azioni, i desideri, i bisogni, le paure ed i piaceri dipendono esclusivamente da loro.

Caos I

Caos 1

Olio su tela cm 60 x 90, anno 1996

Credo che il titolo esprima bene il dipinto, realizzato accumulando, una dopo l'altra, tutte le cose che in quel momento di "furia creativa" mi sono venute in mente. Credo abbia funzionato un po' come l'organizzazione dei sogni. Pensatene ciò che volete, io non tornerò dall'analista per altri dieci anni solo per potervelo spiegare nei dettagli.

Lo psicanalista

Lo psicanalista

Olio su tela, cm 80 x 120, anno 1999.

A proposito di inconscio e psicoanalisi: una volta terminato questo dipinto, ispirato da una maschera africana, il titolo è venuto da sé. Chi ha qualche esperienza psicoanalitica ha una buona probabilità di comprenderne qualcosa, agli altri posso solo dire che non dovrebbero preoccuparsi più di tanto.

Bambole in coppia

Bambole

Olio su tela, cm 0 x 100, anno 1995

Se Lo psicanalista vi ha turbato innescando un inquietante ritorno all'infanzia, beh, potete sempre trastullarvi con queste vecchie bambole, che potrebbero avere giusto la vostra età.

USA: principi di fossilizzazione

Usa Principi di fossilizzazione

Olio su tela, cm 80 x 120, anno 1996

È il prodotto visionario di oltre quaranta giorni vissuti nell'Ovest degli Stati Uniti pescando in innumerevoli fiumi, dall'Arizona all'Oregon attraverso California, Nevada, Utah, Idaho, Wyoming e Montana, fiumi come il Missouri, il Madison, il Colorado, l'Umpqua, lo Yellowstone ed una miriade di torrenti minori, di chalck stream e di qualunque superficie acquatica potesse celare una trota. E di tutto quanto, di vecchio e di nuovo, poteva offrire agli occhi e alla mente lo spettacolo delle Montagne Rocciose solcate da Sud a Nord. Difficile, al ritorno dal primo viaggio negli USA (ne sarebbero seguiti diversi altri) resistere all'impulso di rovesciare su una tela la miriade di miti e sentimenti che inevitabilmente saturano la mente e la fantasia, compreso l'enorme immondizzaio a cielo aperto, anzi a "prateria aperta" dove, eccetto che nei parchi nazionali, si vedono ovunque ruderi abbandonati, rottami di macchine agricole, di camion, di carcasse d'ogni genere, di silos, di enormi magazzini... rifiuti d'ogni tipo che, se concentrati nei nostri italici 302.000 kmq italici, potrebbero sommergerci.

L'Arciere

Larciere bassa

L'Arciere, olio su tela cm 100 x 100, gennaio 2019

Per commentare quest'ultimo dipinto ho bisogno di riflettere ancora un po'.

Pazuzu, Alien e Predator in Ospitale

Pazuzo C. bassa RGB

Questo olio su tela di cm 100 x 100 non ha ancora un titolo definitivo. Il fine era manifestare l'aggressività antropica nei confronti dell'ambiente. Il lato distruttivo è rappresentato dai nostri due mostri più alla moda e più evoluti: Alien e Predator, che tanto amiamo, almeno per il succcesso cinematografico che hanno avuto. Li abbiamo creati noi sapiens, e se lo abbiamo fatto è perché i mostri sono dentro di noi. Il ghigno di pietra al centro è Pazuzu, il malefico dio babilonese che rappresenta il male, anche gli dei li abbiamo creati noi. Pazuzu divenne famoso col film "L'esorcista", la sua statua, alle spalle di padre Lankester Martin che si trova nel sito archeologico di Ninive (un tormentato Max Von Sydow), è il preludio all'orrore che seguirà. Un particolare del quadro in una precedente fase di lavorazione è riprodotto nella copertina di Fly Line dell'uscita 2/2019.

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